Ciabot d’Gianduja

A volte le giornate migliori iniziano senza un motivo particolare.
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Non c’è un piano, non c’è un’idea geniale, non c’è un “andiamo lì perché…”. C’è solo quella voglia un po’ istintiva di uscire di casa, salire in macchina e lasciare che il Piemonte scelga per te.

La nostra domenica è iniziata così: io e lui in macchina, direzione “boh”, con la leggerezza di chi ha bisogno di mettere in stand-by la testa. Senza sapere che saremmo finiti in una delle giornate più dolci e surreali dell’anno.

Siamo arrivati a Piea, proprio il giorno della Fiera della Zucca.
La navetta ci trascina dentro un mondo arancione, fatto di forme, odori e colori: zucche giganti, minuscole, tonde, lunghe, verdi, bianche.
(Io che non ero in perfetta forma. Lui che mi leggeva senza dire niente).

Prima di pranzo, come se non bastasse, la visita al castello del borgo: un luogo sospeso, con leggende di fantasmi e stanze che sembrano ferme nel tempo.

E poi arriva lui.
Bello bello.
Anzi: buono buono.
Il Ciabot d’Gianduja.

Un ristorante della domenica piemontese, autentico e rassicurante, con quel menù che profuma di casa senza essere casa.

Restiamo fedeli al tema del giorno: zucca.
Una crema di zucca pazzesca, talmente buona che la cuoca esce dalla cucina tutta fiera per raccontarci il segreto: far sfumare il vino e lasciarlo evaporare completamente prima di unirlo alla purea.

Quel gesto, quella passione… me li sono portati a casa.

Io scelgo lo stracotto al vino, tenerissimo.
Lui le polpette cotte lentamente (ovviamente buonissime) e i tajarin al sugo, perfetti.
E come dolce mi concedo una mousse cioccolato e pere che era, semplicemente, un abbraccio.

Ma la giornata non finisce lì… Come se avesse deciso di regalarmela tutta, mi porta anche a Cocconato per il Palio degli Asini.

Io emozionata come una bambina.
Lui che ride e mi prende in giro… fino a quando non diventa l’ennesimo tifoso infognato.
Manco fossimo del posto, a fare il tifo per un borgo piuttosto che un altro.

Abbiamo riso.
Respirato.
Tirato il fiato.
Messo in pausa tutto.

Quella domenica che ci ha allontanati dal mondo è riuscita a riavvicinare noi. Uno accanto all’altra.

Dove Mangiare non è una guida Michelin.
È la nostra guida di vita: fatta di domeniche non programmate, paesi trovati per caso, fiere di zucche, castelli, pranzi semplici ma perfetti e risate che ti salvano proprio quando ne hai più bisogno.

E il Ciabot d’Gianduja è stato esattamente questo: la prova che, anche quando il futuro fa tremare, la serenità arriva in punta di piedi… e ti ritrovi a tifare per gli asini!

Cosa abbiamo mangiato al Ciabot d’Gianduja

  • 🎃 Crema di zucca
  • 🍷 Stracotto al vino
  • 🥩 Polpette cotte lentamente
  • 🍝 Tajarin al sugo
  • 🍫🍐 Mousse cioccolato e pere

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