I ristoranti non li scegliamo mai davvero per caso. O almeno, io no. Io li annuso prima sui social, li studio, li salvo, li guardo passare nelle stories degli altri finché non scatta quel click misterioso che dice: ok, è il momento.
La Piòla di Via Piol era uno di quei posti che vedevo ovunque — piatti stagionali, carciofi, tartufi, pesce, mille meraviglie — e ogni volta pensavo: “prima o poi ci entriamo”.
E così eccoci lì, a scendere quella scaletta di mezzo piano che porta in un locale raccolto e pieno di vita, con un menù che profuma di Langa ma strizza l’occhio al mare. Una di quelle serate dove sai già, appena ti siedi, che mangerai bene.
La Piòla di Via Piol è proprio così: entri e la prima cosa che ti colpisce è il menù. Carciofi. Tartufo. Pesce. Carne. Il Piemonte più classico e, allo stesso tempo, un tocco di mare che non ti aspetti.
Ecco, io infatti — che non sono mai “da antipasto” — mi sono ritrovata a ordinare dei gamberi fritti e impanati con una salsa all ’nduja che definirei senza mezzi termini: stratosferica. Come secondo, sono rimasta sul mare: tonno rosso impanato in stile Grissinopoli, croccante fuori, tenero dentro. La presentazione delle patatine? Memorabile. Patatine tonde infilzate in una piccola forchetta come fossero un bouquet: geniale e buonissime. E, ovviamente, la salsa perfetta anche qui, Ormai una costante della serata.
Ma il vero momento wow l’ha regalato lui.
Per la prima volta nella vita — ripeto: nella vita — mi guarda e mi chiede: «Mi scegli tu il piatto?»
Io sono rimasta interdetta. Io, che vado in tilt anche scegliendo cosa ordinare per me stessa?! Io, che al ristorante sono una pallina del flipper tra mille opzioni?
Alla fine stavo per consigliargli il risotto ai carciofi… ma non sono riuscita (per fortuna) a convincerlo, quando lui mi spiazza di nuovo: vuole il risotto all’amatriciana con gamberi crudi e pancetta. E ovviamente aveva ragione. Buonissimo. Una bomba atomica.
Il suo antipasto, il Poker della Piòla, era un campionario perfetto della tradizione piemontese:
• vitello tonnato
• acciughe del Cantabrico con pane e burro
• un tortino di patate con fonduta spettacolare
• roastbeef con senape.
Un percorso preciso, equilibrato, goloso.
Unica nota stonata della serata? L’acustica. Abbiamo urlato per un’ora come se fossimo in discoteca nel 2000.
E poi c’è stato il momento più bello: lui tira fuori la sua nuova macchinetta che stampa foto in stile vintage. Non voleva farsi un selfie con me (come al solito), ma questa volta (per foruna)l’ho convinto.
E quella foto… quella foto è venuta bellissima. Lui sorridente, felice, luminoso. Il tipo di sorriso che vale più del menù, più del conto, più della cena intera.
Per chiudere, un tiramisù nascosto in una sfera di cioccolato che si scioglie con la colata calda. Scenografico, goloso, indimenticabile.
E il servizio? Gentilissimi, pronti, sorridenti. Bravi davvero.
Dove Mangiare non è una guida Michelin: è la nostra guida di vita.
Perché a volte la felicità è una scala che scende, un tonno in stile Grissinopoli, un risotto all’amatriciana, una foto vintage che cattura un sorriso vero.
E una serata che ti ricorda che certi momenti non devi per forza gridarli… a volte basta viverli, anche in un locale un po’ troppo rumoroso.
