Questa giornata l’ha organizzata Fabio.
Un sabato intero pensato come un filo unico: pranzo, storia, passi lenti. Moncalieri come cornice, Vin Bistrot come primo gesto.
Il ristorante è raccolto, quasi nascosto: luci soffuse, tende che filtrano il mondo fuori, un’atmosfera che ti invita a entrare piano.
I piatti arrivano come parte del racconto della città.
Io scelgo i capunet in sfoglia, grana padano e zafferano. Un piatto che sa di casa piemontese, ma con una grazia moderna. Lui invece va dritto sul piatto identitario del posto: la trippa “d’Muncale”, servita in forma di tortino con crema di fagioli borlotti e chutney di peperoni. Un piatto che racconta Moncalieri senza folklore: rispetto, tecnica, identità.
Poi i secondi, più profondi: il petto d’anatra, tenerissimo, con sedano rapa alla liquirizia e una piccola gelatina d’arancia che rompe ogni prevedibilità e il cinghiale al civet, con castagne e polenta, è comfort food fatto come si deve: intenso, onesto, senza scorciatoie.
Ma il vero protagonista del pranzo arriva alla fine: il tiramisù che urla “risorgi come la fenice!!!” con biscotti di meliga, niente panna, finalmente una vera crema al mascarpone, declinata in più consistenze, con il Bicerin che chiude il cerchio. Elegante, equilibrato, memorabile.
Chissà se queste delizie erano protagoniste anche della tavola apparecchiata al Castello di Moncalieri, terra Sabauda per eccellenza: al suo interno vi abitava la figura di Maria Clotilde: che proprio qui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita. Una donna data in sposa giovanissima per ragioni politiche, dentro un matrimonio infelice e dentro un ruolo che non aveva scelto. Nonostante ciò, viene ricordata come una donna che ha scelto di restare fedele a se stessa, ai suoi valori, alla sua idea di dignità.
Non solo il castello fa da sfondo ad una giornata così intensa di dicembre: fanno da piacevole sfondo ad una passeggiata anche i presepi dal mondo, il borgo raccolto, le luci, la piazza, un Natale che non fa rumore ma cura.
Uno di quelli che, forse, commuoverebbero anche il Grinch.
Dove Mangiare non è una guida Michelin.
È una mappa emotiva.
A volte si parte da un pranzo, si attraversa una città,
e senza accorgertene, qualcosa dentro trova una forma nuova.
Non perché tutto si aggiusta,
ma perché impari a stare dove sei.
Vin Bistrò è stato il primo passo.
Moncalieri la cornice.
Il resto… è quel movimento silenzioso che ti permette di continuare a camminare.
COSA ABBIAMO MANGIATO:
🍲 Trippa “d’Muncale”, fagioli e peperoni
Tortino con salame di trippa “d’Muncale”, crema di fagioli borlotti e chutney di peperoni sotto raspa.
🥬 Capunet in sfoglia, grana padano e zafferano
Foglie di verza con lardo d’Muncale avvolte dalla pasta sfoglia, fonduta di grana padano e zafferano.
🦆 Petto d’anatra, sedano rapa, liquirizia, cipolle e arance
Petto d’anatra cotto a bassa temperatura, purè di sedano rapa alla liquirizia, cipolle rosse in agrodolce, gelatina di arance e fondo d’anatra.
🐗 Cinghiale al civet con purea di castagne e polenta croccante
Cinghiale al civet con purea di castagne, spuma di polenta sifonata e polenta taragna croccante.
🍰 Tiramisù, meliga e Bicerin in due consistenze
Crema al tiramisù, crema al tiramisù sifonata, meliga e meliga al caffè di produzione casalinga e Bicerin.

